Il dizionario di Dario Fo

Dario Fo consulta il suo dizionario immaginario

Populismo secondo il dizionario di Dario Fo. Dario Fo, ormai tra gli intellettuali di riferimento del Movimento 5 Stelle, è intervenuto ieri sul blog di Beppe Grillo per sottolineare la diversità di Beppe Grillo e del suo movimento rispetto ai vecchi partiti e ai politici. “Che c’entra la linguistica?” direte voi, beh, la parte iniziale dell’intervento è dedicata al linguaggio e al significato delle parole, in particolar modo al reale significato della parola populismo:

«Molti mi scrivono e mi telefonano, addirittura c’è chi mi ferma per strada, chiedendomi: “Ma non le pare che Grillo, a parte il suo talento, sia di fatto un populista?” “Fermi tutti – rispondo – voi sapete che significato abbia l’espressione populista?” Il dizionario dice che populista è colui che intende migliorare la posizione del popolo permettendogli di sfuggire alle violenze della classe dominante, ai ricatti e allo sfruttamento. Quindi è un termine positivo completamente opposto all’altro termine: demagogo.»

Populismo secondo i dizionari della ggente. Purtroppo non ci è concesso sapere su quale dizionario Dario Fo abbia trovato questa definizione, parla semplicemente del “dizionario” (quasi fosse un’entità astratta e divina, contenente la verità sul lessico e sul linguaggio). Come abbiamo visto altre volte, il dizionario è un repertorio di parole contenente le accezioni correnti e passate delle parole, secondo l’uso comune, letterario e specialistico. Senza dilungarmi troppo, riporto le accezioni di populismo secondo i dizionari italiani più importanti (in tutti i dizionari per la definizione di populista si rimanda a populismo).

DE MAURO – GRANDE DIZIONARIO ITALIANO DELL’USO: 1. Tecnico-specialistico (storico), movimento politico e culturale sorto in Russia nel XIX sec., precedente al diffondersi del marxismo, che teorizzava il dovere degli intellettuali di porsi al servizio del popolo attraverso l’attività di propaganda rivoluzionaria volta a ottenere un miglioramento delle condizioni delle classe più povere 2. Tecnico-specialistico (politico), spregiativo, atteggiamento politico di esaltazione velleitaria e demagogica dei ceti più poveri. 3. Tecnico specialistico, (arte, letteratura), rappresentazione idealizzata del popolo in quanto considerato come depositario di valori etici e sociali.

ZINGARELLI: 1. Movimento politico russo della fine del del XIX sec., che aspirava alla formazione di una società socialista di tipo contadino, contraria all’industrialismo occidentale. 2. (per estensione) Ideologia caratteristica di movimento politico e artistico che vede nel popolo un modello etico e sociale. 3. (spregiativo) Atteggiamento che mira ad accattivarsi il favore popolare mediante proposte demagogiche, di facile presa.

SABATINI-COLETTI: 1. Atteggiamento o movimento politico tendente a esaltare il ruolo e i valori delle classi popolari medio-basse. 2. (spregiativo) Atteggiamento volto ad assecondare le aspettative del popolo, indipendentemente da ogni valutazione del loro contenuto, della loro opportunità, sinonimo: demagogia. 3. Movimento rivoluzionario russo della fine del sec. XIX, anteriore al diffondersi del marxismo, che propugnava l’emancipazione delle classi contadine e dei servi della gleba, attraverso la realizzazione di una sorta di socialismo rurale, da opporre alla società industriale dell’Occidente. 4. In ambito artistico, raffigurazione idealizzata del popolo, presentato come modello etico positivo.

Insomma, senza fare giri di parole tipici di vecchi politici e professoroni, Dario Fo ha detto una grande stronzata. Una delle accezioni della parola ha valore spregiativo e vuol dire proprio ciò di cui si può accusare Grillo (a prescindere da valutazioni politiche) se lo si vuole accusare: un atteggiamento che mira ad accattivarsi le simpatie del popolo con proposte di facile presa, sinonimo di demagogia. Insomma, non è vero che il significato della parola è solo quello che dice Fo, anzi, anche nelle accezioni non spregiative si trova un valore al massimo neutro: è un atteggiamento che mira a esaltare il popolo, ma questo non implica automaticamente il desiderio di migliorarne le condizioni (al contrario della spiegazione robinhoodiana del drammaturgo).

Pedanteria lessicale?. Potremmo finirla qua, Dario Fo è vecchio, ha detto una stronzata e via. E invece è lo stesso Dario Fo che puntualizza su quanto sia importante conoscere il significato delle parole:

«Ora, è buona norma quando si attribuisce un comportamento a qualcuno, specie verso Grillo [??? ndr], conoscere il significato del termine che si usa. Attenzione, questa mia non è una banale pedanteria lessicale, ma qualcosa che impone una seria attenzione alla conoscenza del linguaggio. Quindi è un valore che impone un atteggiamento molto serio, specie in un confronto dialettico corretto.»

Linguisti contro la casta. Anche la nostra non è banale pedanteria lessicale: usare la propria posizione di intellettuale per spiegare in maniera infondata una parola è scorretto e disonesto. Già altre volte abbiamo denunciato una certa propensione di alcuni intellettuali a sentirsi unici custodi della lingua, a denunciarne vizi e malvezzi: quando invece la lingua sta piuttosto bene e grazie a Dio è di tutti. E se non vi volete fidare della casta di chi vi dice qual è il significato delle parole, aprite un dizionario e credete ai linguisti, per i quali non conta se sei Dario Fo o Massimo D’Alema: di fronte a una falsità saranno sempre pronti a dedicarvi un sonoro vaffanculo.

Fate girare.

Per trasparenza: il DE MAURO-GRADIT è del 1999, lo Zingarelli del 2003, il Sabatini-Coletti del 2003. Ho anche consultato il Devoto-Oli 2012, importante al pari degli altri, ma non lo ho al momento con me e quindi non ne ho riportato la definizione. Dario Fo ha senza dubbio consultato il Kasta 2010.

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2 commenti su “Il dizionario di Dario Fo

  1. Stefano De Santis il said:

    Non mi sembra, dopo aver letto le definizioni riportate, che Dario Fo abbia poi cosî travisato il significato del termine populista, a meno che non si prendano per corrette solo le definizioni spregiative.

  2. Stefano De Santis il said:

    Mi sembra che, in fondo, Dario Fo non abbia dato una definizione poi così sbagliata. A meno che non si prendono per corrette solo le definizioni spregiative.

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