Pragmatica del non saper cosa dire – il commento tecnico di Rai Sport

I commentatori tecnici della Rai, quelli che dovrebbero rinforzare la telecronaca con dei pareri, appunto, tecnici (interpretando schemi, movimenti, ecc.) sono stati oggetto, in questi Europei, di continui sberleffi e prese in giro da parte di chiunque: su tutti Aldo Grasso, il quale afferma di non aver mai sentito tante banalità sul calcio. Da buon linguista, seppur particolare, non ho potuto accettare la categoria “banalità” per descrivere un uso linguistico; ho quindi abbandonato l’approccio moralistico e mi sono chiesto: qual è la natura di queste “banalità”? E sopratutto: se è vero, come fa un commentatore a tenere botta per tutta la partita, dando l’idea di stare commentando, senza dire nulla di assolutamente rilevante? Insomma, come si commenta senza commentare?

Metodo

Per questo, impugnando le Massime della Conversazione di Paul Grice, mi sono visto gli highlights di Francia-Spagna e Repubblica Ceca-Portogallo (d’ora in poi indicate con FS e RCP), commentate rispettivamente da Vincenzo D’Amico e Fulvio Collovati; le partite sono state scelte sulla base di un unico criterio scientifico: non me l’ero viste. Gli esempi sono leggermente rielaborati, solo per evitare che le naturali inesattezze e incertezze del parlato incidano sulla comprensione dei fenomeni rilevanti (sottolineati).

Paul Grice si riguarda per la ventesima volta il replay del secondo goal di Balotelli.

Analisi

La strategia più semplice e più usata (la noterete praticamente in tutti gli esempi) è quella con cui il commentatore, spesso in consonanza con il replay dell’azione, descrive esattamente quello che è successo; viene così violata la Massima della Quantità (“Non essere reticente o ridondante”): sia rispetto a quanto detto precedentemente dal telecronista (che ha già descritto l’azione), sia rispetto al replay dell’azione stessa. Per attenuare la violazione, la descrizione viene enfatizzata con un innalzamento d’intensità vocale, un simulato affanno e interiezioni:

[FS – 19′] Evvai! Un goal fantastico per come è stato preparato: Xavi per Alba che è andato sulla fascia, anche favorito da uno svarione di Reveillere [in realtà Debuchy], è andato sulla fascia, ha guardato, ha crossato e Fabregas, eh scusa, Xabi Alonso è stato bravissimo a indirizzare la palla verso la porta.

Collovati, inoltre, segnala esplicitamente la ridondanza, appoggiandosi al replay e dando così l’idea che il suo ruolo sia proprio descrivere il replay. Vengono quindi molto usati i verbi legati al ‘vedere’, rivolti agli spettatori e al telecronista (come noterete anche in esempi successivi a questi due):

[RCP 25′ – si parla di un’azione di Cristiano Ronaldo] Fallo, ha fischiato fallo. Però visto che bella azione che ha fatto, è questo che teme la Repubblica Ceca, quando parte in velocità, serve palla, va a ricevere il passaggio, quando decide di partire sembra avanzare in punta di piede sul campo, cerca improvvisamente, vede la porta, e d’istinto, in questo caso ha fatto fallo però il portiere aveva parato, fa segno, fa segno, ho fatto fallo, vedi che fa segno.

[RCP – 46′] […] guarda che stacco ha fatto Hugo Almeida, ha sbagliato completamente l’impatto col pallone.

Ampiamente presenti i casi in cui viene violata la Massima della Relazione (“Sii pertinente”). Questo avviene ad esempio con la descrizione della “potenzialità”, in cui non si commenta ciò che è stato, ma ciò che sarebbe potuto accadere o ciò che il commentatore avrebbe voluto accadesse. Viene evitato così un qualsiasi terreno di verificabilità e criticabilità:

[FS – 29′] E qui non mi aspettavo il tiro di Iniesta, pensavo che facesse finta di andare al tiro per far allungare inutilmente l’avversario, e invece qui, purtroppo per lui, è stato bravo a prenderlo [il difensore].

[RPC – 46′] Beh devo dire che qui ha fatto una cosa da fuoriclasse, ha fatto tutto bene, stop di petto, si è liberato, guardate, stop di petto si è liberato con un colpo di classe del suo diretto controllore, ha calciato di prima, probabilmente sarebbe stato goal, veramente avrebbe meritato questa soluzione.

Un altro caso in cui viene violata la Massima della Relazione è quando il commentatore, invece di rendere conto dei movimenti e delle scelte dei giocatori, si concentra sul lato umano, descrivendone le ragioni psicologiche che dovrebbero sottendere ai comportamenti o le emozioni successive a un’azione:

[FS – 51′] Si è fatto prendere dall’entusiasmo, vista la serata, la partita, la partita che sta giocando a grossi livelli ha provato la giocata, ma era davvero troppa la distanza.

[RCP – 80′] E mi sembra un vantaggio meritato, guardate la sua soddisfazione, bacia la telecamera, prima abbiamo visto lo sconforto di Bilek, ma è un vantaggio assolutamente meritato ed è giusto che abbia fatto goal lui, è stato il miglior uomo in campo del Portogallo, guardate, quando sono arrivati i cross dal fondo, finalmente il Portogallo si è fatto sentire, salta a vuoto Hugo Almeida, ma nell’impatto c’è poi Cristiano Ronaldo.

Il momento più difficile è quando il commentatore deve interpretare un fallo e le relative sanzioni: è infatti l’unico momento in cui una presa di posizione è realmente verificabile e criticabile. In questi casi viene spesso violata la Massima del Modo (“Non essere ambiguo”), violazione di cui è maestro Vincenzo D’Amico:

[FS – 6′] Lo carica, lo carica, è vero, ma mi è sembrato troppo leggero il fallo, mi sembra che Fabregas si sia buttato un po’. A rivederlo non l’avrei dato, in diretta sì.

[FS – 31′] Mi sembra abbia fatto ostruzione, si è fermato però, mah, è stato più quello che sembrava un fallo ma non mi sembra che ci sia stato.

Conclusioni

A fronte dell’analisi sembra delinearsi una variegata “pragmatica del non saper cosa dire”: le “banalità” sono, nello specifico, violazioni delle massime conversazionali, che, se rispettate, mostrerebbero probabilmente una scarsa competenza in ambito calcistico. Quando non si sa cosa dire, nella vita di tutti i giorni, si sta zitti o si parla della Roma, ma con queste strategie il commentatore non potrebbe definirsi tale, né come figura sociale, né come persona stipendiata. Invece, da una parte il commentatore tecnico parlando rende manifesta la sua presenza e soddisfa così la funzione fatica del linguaggio; dall’altra, aiutandosi con la ridondanza, la non rilevanza e l’ambiguità (ed evitando quindi qualsiasi enunciato che possa evidenziare la scarsa competenza) può parlare della partita e guadagnarsi il ruolo sociale di “esperto calcistico”. Insomma, a fronte dell’incompetenza sportiva, siamo in presenza di abili oratori che sembrano conoscere bene i meccanismi della comunicazione.

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