Testualità e retorica delle showgirl – analisi su un documento autografo di Sara Tommasi

È stato diffuso un interessante documento nel quale la showgirl Sara Tommasi presenta una dichiarazione scritta di suo pugno in relazione a un presunto film porno in cui apparirebbe come attrice. Sul web si sono scatenati gli sberleffi per l’oscurità del documento, addebitata a presunte deficienze scrittorie di Sara Tommasi, deficienze evidenziate dall’incomprensibile contesto pragmatico del documento: cosa vuoi dimostrare? A chi parli? In realtà un’analisi testuale più rigorosa svela una mirata strategia retorica connessa al fine del suddetto documento. Il testo autografo dovrebbe essere al riparo da revisioni editoriali e potrebbe, inoltre, dirci di più sullo stile scritto delle showgirl italiane.

Il testo si può dividere in due blocchi: una dichiarazione (composta da lungo periodo che arriva al terzo grado di subordinazione) e un auspicio che apparentemente non c’entra un cazzo.

Per dare forza alla propria dichiarazione Sara Tommasi inizia usando la formula dell’autocertificazione, tant’è che si entra subito in medias res con un “Io Sara Tommasi dichiaro che“: la subordinata oggettiva è retta da un verbo di forte impatto performartivo come “dichiarare“, il quale assegna subito un valore ufficiale a quanto verrà detto dopo. La denominazione del regista (?) segue l’ordine cognome + nome, “De Vincenzo Federico“, ancora a sottolineare l’ufficialità dell’atto e la distanza (giuridica e umana) dal soggetto in questione dalla showgirl (i rispettivi codici fiscali avrebbero dato più forza all’accusa).

Dopo l’esplicitazione dei soggetti coinvolti e del tipo testuale, si passa velocemente dal registro formale al registro informale. Viene abbandonato lo stile formulare dell’introduzione per un uso più informale e connotativo, un dico/non dico a cui ci hanno abituato i più abili retori: “mi ha somministrato della droga“. Risalta l’uso del partitivo “della” associato a un termine generico come “droga“. Quale droga? In quali quantità? Non è rilevante, come vedremo, per le intenzioni pragmatiche: le droghe fanno tutte male e fanno tutte girare porno.

Dalla collocazione temporale vediamo che il problema non è affatto girare un porno, attività artistica riconosciuta: la showgirl infatti aggiunge “durante le riprese di un video porno girato illegalmente in Italia, precisamente il 3 giugno 2012“. La droga è stata somministrate “durante le riprese” di un film che stava già girando: porno e droga sono distinti. L’accusa riguarda la droga tutta: signor De Vincenzo Federico io la accuso di somministrare droga. Ma il problema è la droga fine a sé stessa? No.

Il secondo blocco testuale fornisce l’ultimo tassello per comprendere l’oscuro autografo: “Mi auguro che il mercato della pornografia cessi di esistere!!!“. Incoerenza? Si sarebbe dovuta scagliare contro la droga, vista l’inequivocabilità del primo blocco, invece si scaglia contro la pornografia. Ma attenzione: non contro la pornografia, bensì contro il “mercato della pornografia. Contro l’asservimento a bieche logiche di mercato che fanno del porno uno strumento per far soldi: come avviene il passaggio da arte a denaro? Come si convincono gli artisti a diventare strumenti per far soldi? Semplice: con la droga. Ed ecco che l’accusa risuona con vigore una volta completato il cerchio:  il signor De Vincenzo Federico somministra droga per far soldi. Il documento si chiude con un formale finale epistolare: prima un “grazie” (all’ipotetico lettore), un “cordiali saluti” (sia mai che prende troppa confidenza, l’ipotetico lettore) e la firma.

Insomma, siamo ben lontani dalle deficienze scrittorie e dall’analfabetismo testuale: una cornice ufficiale entro cui si innesta un j’accuse più elastico e incisivo, dalla straordinaria coerenza interna, al riparo da formalismi che spesso non fanno altro che attenuare il vigore. Il documento costituisce in questo uno straordinario esempio dello stile retorico più in voga attualmente, quello che in linguistica è detto “buttarla in caciara”.

Grazie. Cordiali saluti.

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